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Lunedì, Luglio 13, 2020

Il viaggio del giovane Antonio - 4

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IL VIAGGIO DEL GIOVANE ANTONIO – 4
Riassunto delle puntate precedenti: Antonio Pacinotti, incaricato dal prof. Matteucci di impiantare il Servizio Meteorologico della Marina, si reca, assieme al fratello Giacinto a Parigi per documentarsi sul Servizio Meteorologico francese. Sistematosi presso il giovane matematico pisano Ulisse Dini, assiste ad una conferenza del prof. Le Verrier sull’organizzazione del Servizio Meteorologico da lui diretto, riferendone il contenuto a Matteucci.


Il rifiuto di Le Verrier
Antonio Pacinotti, dopo aver assistito alla conferenza del prof. Le Verrier, si reca all’Osservatorio di Parigi, a cui fa capo il Servizio Meteorologico francese. Qui consegna al prof. Le Verrier, direttore dell’Osservatorio, una lettera di presentazione predisposta dal prof. Matteucci [1]. Del tutto ignaro dei dissapori intercorsi tra il Le Verrier e Matteucci, Antonio Pacinotti con grande sorpresa si vede negare il permesso di visitare l’Osservatorio.

Di ciò riferirà al prof. Matteucci, pregandolo di fargli pervenire urgentemente una lettera ufficiale dal Ministero, onde superare il diniego del Le Verrier.
Nel frattempo ai due giovani non resta che approfittare dell’attesa per visitare Parigi e per recarsi presso laboratori e fabbriche di strumenti scientifici, come riferiscono al padre nella seguente lettera:

Carissimo Babbo
Parigi 20 luglio 1865
Abbiamo oggi ricevuto la sua lettera e l’abbiamo letta con molto piacere. Parigi è una città molto grande e per volerla girare bisogna aiutarsi con gli Omnibus, cosa nella quale riusciamo assai giacchè ci siamo provvisti di una pianta sulla quale sono segnate le linee percorse dagli Omnibus. Oggi peraltro abbiamo girato tutto il giorno a piedi passando dal Jardin des Plantes a Notre Dame al Mercato alla Posta, al Louvre, cose tutte mirabili delle quali parleremo a voce. Fummo l’altro ieri a trovare il Savi [2] ed anche oggi lo abbiamo ricombinato siamo stati insieme con lui in Hartnach costruttore di Microscopi poi lasciandolo abbiamo fatto visita al Breguet. Ho ritrovato in Parigi varii giovani che studiarono in Pisa a mio tempo cosa utile per stare in lieta compagnia, ma che non ci fa sentire ufficialmente il bisogno di parlar francese. Mi pare però che poco potrò profittare nella Meteorologia giacchè per quanto gentilmente mi ricevesse il Leverrier, mi disse che senza una lettera del Ministro della Marina, esso non poteva in alcun modo mettermi in relazione con i suoi collaboratori giacchè dopo le cose avvenute fra Lui e il Matteucci [1] esso non valutava la lettera del Matteucci, anzi la riteneva come non avvenuta. Sicchè subito ier sera telegrafai a Firenze avvisando di questo il D’Amico e dicendogli che quando avesse creduto sarebbe stato bene che mi avesse fatto avere l’accreditazione Ministeriale per telegrafo. Avvisai pure di tutto ciò per telegrafo il Matteucci ma per ora non ho ricevuta risposta alcuna.
Come gli dissi anche nell’altra lettera, a Bologna potei riscuotere i 1000 franchi e gli ho portati meco. Fino ad ora abbiamo speso 500 franchi e se dobbiamo passar dal Belgio non siamo certo ad un quarto delle spese, bisognerà in tal caso che si mandi degli altri denari ma ciò potrà fare dopo che saremo a Londra. Mi pare che il mezzo più semplice che potrà tenere sarà di ravviluppare in una lettera assicurata un foglio di banca Inglese, ma aspetti che gli riscriva in proposito.

Fin qui la scrittura è quella di Antonio; la lettera prosegue con la scrittura di Giacinto:

Carissimo Babbo
In quanto a disegni di macchine qua se ne trovano, ma crediamo che sarà meglio di prendere gli indirizzi e poi di commetterli di costà. Noi di salute si sta benissimo, e si procura di aiutarci col mangiare, giacchè qui basta non andare ai caffè il vitto è assai discreto. Saluti tutti quelli che domandano di noi. Ringrazi la Nena del pensiero di scriverci, e lei benedica il suo
Aff.mo figlio
G. Pacinotti

[1] Dalla lettera che Matteucci invierà a Pacinotti nei giorni successivi e che pubblicheremo nella prossima puntata risulterà evidente che i rapporti tra Matteucci e Le Verrier non erano certo idilliaci.

[2] Pietro Savi, all'epoca direttore dell'Orto Botanico di Pisa, in quel periodo era a Parigi. Di lui conserviamo una bella lettera di qualche giorno successiva alla presente, spedita da Parigi a Luigi Pacinotti. La pubblicheremo in una delle puntate successive.

Il seguito alla prossima puntata ...

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